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Sibilla di Medania. L'ultima vedova degli Altavilla

Riferimento: 9788872971543

Editore: ABE
Autore: Cuttrera Sabato, Bascetta Arturo
In commercio dal: 24 Gennaio 2025
Pagine: 144 p., Libro rilegato
EAN: 9788872971543
55,00 €
IVA inclusa
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Descrizione

Su Sibilla di Sicilia Regina di Palermo, altrimenti detta Sibilla di Medania, o di Acerra, non ci sono più dubbi che sia la stessa persona. Non bisogna però fare confusione, essendoci più sovrane di tal nome, con la Sibilla angioina di Gerusalemme, diva dei romanzi ottocenteschi, ai tempi della conquista del S.Sepolcro da parte del Saladino, o con la Sibilla delle Fiandre, sorella di Goffredo il Bello. E' però vero che la nostra Regina rischia di mandare ugualmente in confusione il lettore perché fu retrocessa a a Contessa di Lecce, spuntata nel pieno della guerra fra guelfi e ghibellini, quando Brindisi fu col marito Re Tancredi, e il papa costrinse monache, chiese e benedettini a voltare le spalle a quest'ultimo sovrano degli Altavilla, lasciando che la vedova perdesse due troni. Dopo una lunga premessa di chicche storiche sull'area di Lecce, Ostuni, Cassino, e la guerra fra Guglielmo il Buono e quello Cattivo, il libro riparte dalla fondazione di San Giovanni in Lecce, voluta a suo tempo da Accardo, per rilanciare la figura del bistrattato Conte di Lecce, il quale assurge a Re, e della sua vedova, retrocessa a Contessa. I succosi capitoli su Sibilla sono una continua scoperta di una bella figura di Acerra, del sangue dei D'Aquino-Medania, madre di cinque figli dispersi, designata a Regina di Palermo, dopo essere stata prigioniera dell'avversa Costanza di Sicilia, poi trattenuta anch'essa dalla stessa a Salerno, salvata dal nemico, e poi costretta dal papa al ritiro, pronto a rilanciare il Regno di Dio in terra. L'ex Contea di Lecce sarebbe stata la sede ideale per l'esilio del Re, poi della vedova, infine della figlia, allontanando i protagonisti dalla scena politica, costringendo l'erede a sposare l'ultimo dei Brienne del Lussemburgo, casata prossima al trono di Gerusalemme. Nelle pagine centrali di queste irrequiete cronache, tornano sulla scena i Templari, che richiamano l'Imperatore Enrico VI nel Regno, per consegnargli Napoli, Salerno e la Sicilia. Da qui la fuga dei reali di Palermo nel castello di Caltabellotta, il tranello del fantomatico accordo con la Regina vedova, poi rinnegata e spodestata; sorte toccata a tutto il Regno della Chiesa. Ma al papa basterà farsi nominare tutore del piccolo Federico II, e rieccolo governare dieci anni, ripartendo da Andria, per tenere a bada l'ormai innocua progenie leccese del fu Tancredi da Carovigno, dopo aver fatto uccidere Enrico VI, esiliare Costanza e Sibilla, invadere la Puglia, da Lecce a Taranto. Sono le due città riaffidate agli ormai innocui Tancredini e ai Brienne, con la spumeggiante Albiria, pronta a consegnare l'eredità del Regno Ultra di Capua al generale Sanseverino dei Tricarico. Questi, liberate Calabria, Lucania e Puglia, ripartono da Lecce, vicaria e metropolia del reame capuano della Sicilia continentale, per tentare, inutilmente, di ripristinare l'antico Regno di Puglia.