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Quintiliano e il teatro. Il caso dei frammenti tragici latini non adespoti

Riferimento: 9788898697410

Editore: Stamen
Autore: Cosimo D. Casanova
Collana: Dissertazioni
In commercio dal: 13 Agosto 2015
Pagine: 116 p., Libro in brossura
EAN: 9788898697410
18,00 €
IVA inclusa
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Descrizione

Intrecciando filologia e critica testuale, questo libro si propone di ripercorrere il ruolo svolto dal teatro nella formazione personale di Quintiliano. Nella cultura latina c'è sempre stato un forte legame tra retorica e teatro: al retore, come all'attore o al drammaturgo, spettava l'obiettivo di suscitare, rispettivamente nei giudici e negli spettatori, sentimenti diversi. Declamazione oratoria e discorso teatrale rappresentavano due facce della stessa medaglia. Le sedi istituzionali e il teatro appaiono come luoghi simmetrici deputati ad ospitare lo spettacolo delle passioni dinanzi al pubblico dei cittadini. L'oratore, come un vero e proprio regista teatrale, attento ad ogni minimo particolare, applicava tecniche di simulazione che non avevano nulla da invidiare a quelle adoperate dagli attori in materia di recitazione. Su questo sfondo, il libro analizza la rilevante presenza del mito colchico nel teatro di quegli anni. Proprio riguardo al personaggio di Medea, infatti, Quintiliano tramanda frammenti delle omonime tragedie di Ennio, Ovidio e Seneca, illuminando i continui rimandi che definirono lo sviluppo delle forme letterarie nella cultura dell'epoca.